lunedì 30 novembre 2015

Danilo Vignola e Giò Didonna protagonisti in Sicilia, Toscana e Lazio.



Questo dicembre si prospetta un nuovo tour nazionale per l’ormai comprovato e vincente duo lucano di ukulele e percussioni. La serie di concerti prenderà il via dalla Sicilia il 5 dicembre e passerà per i principali teatri e fulcri culturali siculi. Dalle Officine Mac, celebre ritrovo artistico di Favara (Agrigento) al Piccolo Teatro del Mercato di Ragusa, passando per le Officine Teatro Lmc per poi approdare nel tempio della musica internazionale di Catania lo storico e celebre Magazzini Sonori, 11 dicembre, con l’ospite speciale Antonio Smiriglia, eccellente cantore e percussionista siciliano, celebre per le sue collaborazioni con Battiato, il quale si unirà al duo lucano in una performance dedicata interamente al mediterraneo.
Poi sarà la volta di Pisa dove Danilo Vignola e Giò Didonna avranno l’onore di esibirsi in concerto al celebre Lumière. Situato nel cuore del centro storico del capoluogo toscano, il Lumière affonda le sue radici alle origini del cinema in Italia, Nacque ufficialmente nel dicembre 1905 col nome “Primario Cinematografo Lumière” divenendo il primo esperimento di sonorizzazione di pellicole da parte del professore Pietro Pierini dell’Università di Pisa. Attualmente rappresenta il principale centro artistico e culturale della città.
Il tuor si concluderà nel Lazio al Deliri Bistrot di Sora ed infine all’ Arci La Freccia di Aprilia dove, per l’occasione è stato indetto un concorso musicale per tutti i musicisti alternativi della regione, i cui vincitori, in occasione del concerto, saranno premiati dal big dell’ukulele Danilo Vignola premiato nell’ottobre di quest’anno come il più rappresentativo esponente della musica alternativa nazionale in occasione della ventesima edizione del meeting delle etichette discografiche di Faenza.


lunedì 2 marzo 2015

Una canzone per Amnesty


Sei un musicista? E sei pronto a diffondere le tue canzoni!? Noi stiamo allestendo un’edizione davvero esplosiva, con un concorso musicale che può essere un’ottima vetrina per i tuoi pezzi: Il Premio Web (per gli iscritti entro il 7 marzo 2015) ti permette di essere conosciuto, ascoltato e votato dagli internauti (al vincitore un pacchetto promozionale offerto dal Meeting delle Etichette Indipendenti) e la fase live del Premio Amnesty International Italia Emergenti con semifinali e finali (17-19 luglio 2015 a Rosolina Mare) sullo splendido palco di Voci per la Libertà - Una Canzone per Amnesty, condiviso con big della scena italiana.

Vuoi essere anche tu dei nostri? Basta avere una canzone a sostegno dei diritti umani (hai mai letto la Dichiarazione universale sui diritti umani? Sa essere una potente fonte di ispirazione; cercala su www.amnesty.it) e iscriversi entro il 18 aprile 2015 (entro il 7 marzo 2015 se si vuole concorrere anche al Premio Web), seguendo quanto dice il bando che trovi su www.vociperlaliberta.it.

Grazie alla collaborazione con DeltArte anche quest'anno avremo il contest nell'ambito della videoarte: 3 minuti per 30 articoli, concorso che assegna un riconoscimento a chi esalta al meglio uno o più articoli contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti umani attraverso un cortometraggio. Per partecipare, basta presentare entro sabato 18 aprile 2015, un video della durata massima di 3 minuti. Tutti i dettagli su www.vociperlaliberta.it e www.deltarte.com.

Ti aspettiamo! Il nostro scopo è quello che desideri anche tu: fare sì che la tua canzone a sostegno di Amnesty International sia sentita da tutto il mondo! Dalla terra più giovane d'Italia si alza il canto dei diritti umani, anche quest'anno a Rosolina Mare.

Quest’anno poi per noi è fondamentale: è quello in cui Voci per la Libertà - Una Canzone per Amnesty compie 18 anni e Amnesty International Italia arriva ai 40! Un doppio compleanno che ci spinge ad arricchire l’offerta culturale e a moltiplicare le iniziative in favore dei diritti umani con sorprese che sveleremo man mano durante i prossimi mesi!







lunedì 9 febbraio 2015

“In Viaggio con Alice”, il primo disco dei P.C.P (Piano Che Piove)


Canzoni di tracce, figure, codici, luoghi. Canzoni di permanenze e di integrazioni. Canzoni leggere, d'istinto e di pensiero. Canzoni per celebrare il qui e ora, l'esistenza e la socialità. Canzoni di soprattutto e di sottofondo.


Genere: canzone d'autore/jazz; Label: autoproduzione
Streaming: https://play.spotify.com/album/0N5pdACyoXh3luRfY9dJ7Y?play=true&utm_source=open.spotify.com&utm_medium=open&play=true
iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/in-viaggio-con-alice/id935785385


É uscito In Viaggio con Alice, il primo disco dei P.C.P (Piano Che Piove), un album composto da 9 brani in stile canzone d'autore con alcune influenze jazz. Si tratta di un disco acustico, registrato “quasi live”, senza l'ausilio di suoni campionati. La scelta di una produzione di questo tipo rispecchia sia il desiderio di lasciare ai testi e alle sonorità essenziali il compito di trasmettere emozioni, sia quello di evitare di creare atmosfere difficilmente riproducibili dal vivo.
Nelle canzoni c'è molta attenzione ai testi, che, pur trattando diversi argomenti, sono generalmente orientati a cogliere sensazioni, a restituire l'idea di un'emozione, a volte di un'immagine fotografica. Nel lavoro ci sono influenze che rispecchiano la diversa provenienza artistica dei componenti della band ma una linea comune è sicuramente rintracciabile a livello compositivo e fa riferimento ad alcuni tratti tipici di quella canzone d'autore, italiana e americana, che non aspira ai grandi temi del mondo ma fotografa i frammenti della quotidianità urbana sul cui sfondo si snodano le nostre vite. Una della canzoni, ovvero Come Si Fa, ha già avuto una sua storia: è stata infatti incisa dall'artista milanese Amélie in un album che porta il suo nome.
A proposito del singolo scelto invece, Le Ore Contate, il gruppo lo descrive così: “Dietro ogni incontro, anche il più veloce e apparentemente senza significato e senza futuro, c'è il bisogno di confrontarsi, di raccontarsi, di avere un contatto, di sognare qualcosa che ancora non c'è.”




P.C.P. è un progetto di musica indipendente, fatto da musicisti che, più o meno, per cultura o per casino hanno passato una fetta consistente della propria vita suonando per le orecchie degli altri.
Abbiamo fatto le scuole di musica, abbiamo suonato in posti possibili e impossibili, in Italia e fuori, pagati e non pagati. Abbiamo fatto il rock, il country, qualche spolverata di jazz, fra assessori in abito scuro e osti con le patacche. Oggi abbiamo un progetto nostro, un'identità acustica, coltiviamo il gusto della sintesi e delle armonie leggere. Il nostro obiettivo è portare le canzoni ovunque, i nostri destinatari sono tutti quelli che, almeno una volta, si sono emozionati per una musica, un testo, una memoria associata a questo o a quello.
Il disco è in vendita sulle comuni piattaforme di distribuzione digitale e sarà disponibile in occasione dei concerti.


Tracklist
Metà marzo
Il cartografo
In viaggio con Alice
Come si fa
Le ore contate
Autunno
Oceano in bianco e nero
Milano Roma
I treni in settembre


Bio
Piano Che Piove è uno scherzo, un gioco di parole, un invito alla calma, ed è una band composta da Sabrina Botti alla voce, Mauro Lauro e Ruggero Marazzi alle chitarre acustiche e classiche, Massimiliano Ghirardelli al contrabbasso. Il disco è stato registrato con la partecipazione di Giuseppe Mele alla batteria. L'idea che dà origine alla band è quella del laboratorio creativo, uno spazio dove formazioni e sensibilità diverse si armonizzano su idee di canzoni. Testi e musiche sono di Ruggero Marazzi, le sfumature bossa e buona parte delle costruzioni armoniche sono di Mauro Lauro, idee di arrangiamento e strutture ritmiche sono di Massimiliano Ghirardelli, tutte le scelte interpretative sono di Sabrina Botti. Sia la band in questa formazione che i singoli componenti all'interno di altri contesti hanno una lunga esperienza live, consumata prevalentemente nel circuito milanese delle cover band (a parte Mauro Lauro, che per qualche anno si è divertito a suonare latin jazz ad Amsterdam).


Foto
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Contatti
pcppianochepiove.bandcamp.com
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Frank Lavorino 339 6038451



venerdì 8 marzo 2013

Schema Zeta - "Eredità"


A cura di Andrea Galuzzi
Siccome in questo periodo imperversa una violenta faida tra me ed il mio computer, questa è la terza volta che scrivo la recensione, su una band siciliana che, come molte altre del panorama underground con cui sono venuto a contatto, ha visto nel thrash metal la propria via; ma diversamente da tutte le altre band con cui condividono il genere, gli Schema Zeta hanno due particolarità che ne contraddistinguono fortemente lo stile, rendendolo certamente inusuale.

I nostri amici Schema Zeta, dal punto di vista musicale, sono stati indubbiamente influenzati dai "Giganti del thrash", quindi Metallica, Megadeth, Slayer ecc. Di conseguenza, chitarre mostruosamente distorte con ritmiche violente, rapide e di grande impatto sonoro, basso veloce, lineare e potente, batteria arrembante e sgraziata. A queste caratteristiche di base mi sento di aggiungere che la mia capacità d'ascolto percepisce anche delle influenze dei Sepultura, soprattutto nell'ipnotismo ritmico che riesco a rilevare. A questa struttura completamente immersa nel più puro thrash si aggiungono influssi nu-metal, soprattutto dei più duri Alterbridge, che ne snelliscono la gravità sonora.

Arriviamo a ciò che determina maggiormente la particolarità degli Schema Zeta: la componente vocale. In primo luogo la scelta della nostra lingua italiana, che già in generale è molto poco usata e ancor meno in questo genere (non mi era mai capitato di sentire delle band thrash cantare in italiano), il che è molto raro e sempre più in via di estinzione (purtroppo); dal momento, oltrettutto, che questa stessa band dimostra che il binomio funziona parecchio bene.

Volevo solo aggiungere che, per quanto mi riguarda, la scelta della lingua è, e deve essere, completamente a discrezione dei diretti interessati, quindi non è per forza una componente sempre positiva cantare in una determinata lingua piuttosto che in un'altra; ognuno deve trovare la sua via. Nel caso degli Schema Zeta penso che la scelta sia stata azzeccatissima.
In secondo luogo lo stile canoro è assolutamente unico per una band thrash: infatti è, a livello di genere, molto più vicino alle voci del melodic/power metal, dolce e meno sgraziato, senza però perdere la grinta intrinseca del genere. In particolare, appare simile alla voce che echeggia sulle atmosfere medievali dei nostri grandi e nostrani Rhapsody of Fire.

L’EP di questi ragazzi, chiamato “Eredità”, ne rappresenta molto bene le caratteristiche e le idee musicali, infatti nelle sole tre canzoni che esso ci propone (“Eredità”, “Catene” e “In Questa Gabbia”) si avverte nitidamente lo spirito degli Schema Zeta. Come è ovvio che sia i margini di miglioramento sono ancora notevoli, quindi mi aspetto in tempi brevi un album completo per poter dare un giudizio definitivo su questi musicisti; per quanto mi riguarda le premesse sono ottime e non posso far altro, per aiutarli, che augurar loro tanta fortuna (che serve sempre) e consigliare agli amanti del metal che leggeranno questo articolo di ascoltare gli Schema Zeta e di dar loro una possibilità... Anche qualora non apprezzassero il thrash.





Tutte le bands di Palermo e dintorni interessate a ricevere recensioni e farsi promozione sul nostro music blog possono scriverci ed inviare il materiale necessario (link audio,video,bio,foto,press kit,links utili) all'indirizzo antipop.project@gmail.com ed essere così inserite su Palermo Rock!!!


mercoledì 27 febbraio 2013

Herself - album raffinato che arriva da lontano, molto lontano...

Una camera in affitto al quinto piano, una distesa di tetti, la pioggia che scivola sul vetro della finestra, il freddo invernale fuori e il calore intimo all’interno.


recensione herself

by Manuel aka ilSantoalContrario


 E’ questa una delle migliori atmosfere in cui ascoltare "Herself", il quarto album ufficiale dell’omonima, splendida creatura artistica del palermitano Gioele Valenti. L’album scorre dall’inizio alla fine in modo del tutto fluido, quasi come non ci si accorgesse del procedere delle tracce, con suoni liquidi e aerei, carichi di echi, sporchi quanto basta per farli apparire quasi perfetti. Le canzoni di "Herself" sembrano essere quelle “creature divertenti” della terza traccia dell’album, sono loro a galleggiare nella stanza e a riempire lo spazio vuoto. A riempirlo con le musiche e le parole, che si amalgamano formando un universo sonoro e lirico in cui perdersi e ritrovarsi. Per rendere l’idea di che tipo di universo lirico è caratterizzato l’album, basta pensare alla splendida “Tempus fuggit”, in cui la luce di una stella cadente è in realtà un aereo che precipita al suolo. 

Questa e tante altre sono le immagini che colpiscono all’ascolto di quest’album, i cui testi affiorano tra le note con una voce spesso sussurrata e filtrata, assumendo forme melodiche che incastrano le parole in modi per niente scontati. L’universo sonoro è ancora più complesso. Chitarre acustiche sempre presenti, con qualche distorsione che si intromette senza però dare fastidio, note di basso continue che non diventano mai invadenti, archi che appaiono come naturale estensione delle sonorità principali e tanti altri suoni che arricchiscono i singoli brani senza farli mai cadere nell’esagerazione. Perché se poveri sono i mezzi di produzione utilizzati per registrare il disco, quest’ultimo è certamente ricco di emozioni e sensazioni, che contiene al suo interno e che riesce dolcemente a contagiare all’ascoltatore. Merito della ricchezza dei suoni è anche delle due collaborazioni che si ritrovano all’interno del disco, vale a dire quelle di Amaury Cambuzat (Ulan Bator), presente in “Sugar free punk rock” e “How you killed me” oltre che curatore del mastering del disco, e di Marco Campitelli (The Marigold) in Something in this house” e “Passed away”.

E’ dunque un album raffinato, delicato, concepito e realizzato al meglio, che dà la sensazione di qualcosa che arrivi da lontano, molto lontano e che invece è proprio qui vicino.

Manuel aka ilSantoalContrario





sabato 23 febbraio 2013

The Chimps - nel nome dell'Indie's Attitude

Non sono molte le band in giro che emettono una così grande passione per l’indie come i The Chimpsband originaria della provincia siracusana. 


by B.B.(Non sono Bridgitte!)

Indie's Attitude- Eh si...Lo si capisce ascoltando le loro canzoni, ma anche semplicemente leggendo quello che i ragazzi hanno da dire e condividere nelle comunità virtuali e reti sociali sparse nel mastodontico mondo multimediale che corrisponde al nome delle tre w. Troverete per esempio i due EP dei The Chimps "Road To" (2007) e "Right At Your Door" (2012) insieme ad altro materiale da ascoltare gratis sulla loro pagina ,e se vi dovesse  capitare di andare a vederli live, i The Chimps vi regaleranno la spillina “che riporta la memoria di chi scrive alla fine degli Anni '70 quando le badge da collezionare sui giubbotti chiodo o sul bavero delle giacche era un modo per dire Io ascolto musica diversa”. Forse non sembrerà niente di speciale, ma l’attitudine fa parte del immagine di una band e l’immagine è, come ben sappiamo tutti, importante non solo nel mainstream ma anche nell' ambiente  underground, dove un senso di identificazione e comunità forse  sono ancora più importanti e sentiti rispetto la scena nazionale.


Finita questa mia profonda digressione iniziale,andremo oggi ad ascoltare l’ultimo EP  della band “Right At Your Door” contenente quattro brani tra i quali  spicca un remake di "Space Oddity", famosa hit Bowiana. 
I The Chimps hanno cominciato, come tanti, come indie cover-band; le loro principali ispirazioni sono a prima pelle: Joy Division, Television, Killers, Strokes, Interpol. Dall' EP direi che i Killers sono quelli che si sentono di più. Ad aprire i pezzi c'è una chitarra spaziosa che sembra uscire da "Hot Fuzz", seguita dal ritmo coinvolgente della batteria.
Gli ingredienti mi sembrano subito molto chiari e ben dosati: c'è la giusta quantità di glam, voce con quel pizzico di melodrammaticità alla Interpol, ritornelli da subito orecchiabili.Si.“Right At Your Door” è un fortunato mix tra Strokes e Killers. E la batteria del disco, con quel suo charleston riesce  sempre a farci ballare ! alternando il suo grooving con quello del timpano;
ma ecco che improvvisamente, con saggezza,
l’atmosfera dei The Chimps sa diventare dark e misteriosa ..  


“I scared you this morning/'cause I tried to tell you..what do you mean I know, Michael, I know, I know?” 

La loro versione di "Space Oddity" si può ascoltare in versione live su Soundcloud, dove potrete trovare anche  altro materiale che la band condivide. I the Chimps hanno una certa continuità nel suonare dal vivo; tra l’altro hanno aperto a nomi di tutto rispetto quali Baustelle, Giorgio Canali e i Rossofuoco, Zulu dei 99 Posse e di recente anche The Niro ai Mercati Generali di Catania. Un sound complessivo più che interessante e un songwriting davvero gustoso nella sua folle essenzialità. Dunque “stay tuned”! o come dicono i cosidetti ragazzi "..la grande onda indie va avanti.Yeah!!"  by B.B.(Non sono Bridgitte!)









https://www.facebook.com/TheChimps

martedì 12 febbraio 2013

Long Hair In Three Stages: rivelazione straordinaria

band sicilia
Long Hair in Thhree Stages

by  Antonio Pisacane
I catanesi Long Hair In Three Stages si presentano con un album d'esordio che tanto per cominciare è un vero piacere vedere e stringere in mano: un digipack lussuoso in edizione limitata e numerata, che ospita un piccolo curioso pieghevole dei testi, in... lingua spagnola! Infilato il disco nel lettore, resto subito colpito dalle prime note di "Breaking the horizon of expectation" -nomination a man bassa per un teorico premio "titolo pretenzioso 2013" che però, va detto, mantiene sfrontatamente le promesse: un attacco veramente poderoso, dall'incedere inesorabile, che ti blocca lì mentre eri tentato di allontanarti giusto un secondo. È finita che sono rimasto lì in piedi con il giubbotto addosso e la busta in mano per tutte le prime quattro canzoni, intrigato da quel che sentivo. Nelle mie orecchie ho sentito stratificarsi ritmi accattivanti, di calore e precisione che oserei definire "tribale", una chitarra "serissima", dai suoni veramente caldi, virili, una voce nervosa... attenzione, attenzione. "Like a fire in a cave" cresce di brano in brano, ed è questa la cosa bella di questo disco: ti cattura da subito con una carica adrenalinica notevolissima, ma introduce pian piano, di canzone in canzone, elementi di melodia urticante, elettricissima (una specie di "muro melodico", non so come meglio definirlo) ma indiscutibilmente orecchiabile. Esempio potrebbe essere "King Midas In Reverse" (strepitosa! il pingpong basso-chitarra-voce nel finale è una delle cose più belle mai sentite nella penisola), o una "Dead Trees" che non sfigurerebbe in uno dei primissimi album dei Cure accanto a "A forest"; ma è "Nightfall", con il suo incedere misteriosissimo, il mio brano preferito di tutta la compagnia... quando il ritornello accende le sue stelle nell'oscurità, un brivido non manca di percorrermi la schiena. Fatevi un favore, ascoltate questo disco (su LH3S.bandcamp.com potete scaricarlo addirittura gratis), e poi venite a dirmi se non ho ragione: i Long Hair In Three Stages si profilano come una rivelazione straordinaria, e una delle più belle sorprese della nuova scena rock italiana. by Antonio Pisacane






martedì 5 febbraio 2013

L' indie-pop dei The Shapes , band palermitana in recensione


band Palermo

The Shapes, band palermitana formatasi nel 2011, possono essere considerati la perfetta espressione della corrente indie-pop che negli ultimi anni ha contagiato un numero considerevole di band provenienti dal Regno Unito e non solo:chitarre acustiche diffuse, ritornelli orecchiabili e linee vocali semplici e pulite sono certamente tra gli elementi tipici della produzione musicale dei The Shapes, che al momento contano un solo EP completo intitolato “Tea Time Dreams‘n Coffee Wishes” uscito nel 2011.

di Alice Bevilacqua

Il genere musicale scelto ha permesso loro di vedere alcuni brani come 'Hope' trasmessi in radio estere come la 'All.fm' di Manchester e la 'Krystal Radio' di Londra, oltre che assicurare alla band un discreto seguito su social network di diffusione musicale come 'Soundcloud'.L'ultimo videoclip prodotto dalla band, 'Daylight #2' canzone contenuta nel primo EP – è stato inoltre trasmesso sul canale Mediaset Italia 2 durante la programmazione dedicata ai video inviati alla redazione.Lo stile peculiare della band è peraltro già ben definito, nonostante siano in attività da circa due anni, e rimane sostanzialmente lo stesso se si segue lo sviluppo musicale dei The Shapes. L'EP del 2011 contiene quattro tracce che, con l'eccezione della già citata 'Hope' che regala un momento di pura malinconia all'interno dell'atmosfera generalmente 'positiva' di questo primo lavoro, presentano all'ascoltatore il rincorrersi di arpeggi di chitarre acustiche o chitarre in pulito che sorreggono le canzoni dall'inizio alla fine, spesso senza che tali trame siano differenziate tra un brano e l'altro, dando così l'impressione di uno schema compositivo che si ripete senza originalità o innovazioni particolari.Ciò che risalta maggiormente sono le parti iniziali delle diverse tracce: dopo un'introduzione molte volte originale o comunque leggermente variata, spesso si ricade in ritmi e melodie che si richiamano l'un l'altra; così succede ad esempio con 'Surround Me' e 'Every Day and Every Night'. Certo è che la musicalità e la ricorrenza di determinate ritmiche sono strettamente connesse con il genere in questione, ma non per questo motivo è d'obbligo non discostarsi da trame già consolidate.Nota decisamente positiva di questa band palermitana è la voce femminile, che si accorda perfettamente con la musica, sia essa spensierata o più impegnativa, mentre talvolta la presenza di due voci non è completamente comprensibile.Le nuove tracce finora presentate dalla band, tracce che con tutta probabilità andranno a comporre il futuro album, mostrano già una più marcata diversità tra loro: la più contenuta 'Thank You' contrasta con gli altri due brani rientranti decisamente nella tipica sonorità dei The Shapes, e cioè 'Heaven or Hell' (che richiama non poco 'Every Day and Every Night', specialmente nel ritornello) e 'Cure'.


La band ha annunciato la prosecuzione delle registrazioni dei nuovi brani per i mesi a venire, ed è auspicabile che – in vista di un album completo – i The Shapes non temano eccessivamente di sperimentare un po' di più durante la composizione: la musica prodotta da questo quartetto palermitano è sicuramente ricca di spunti e non si può assolutamente ritenere poco matura o affrettata nella composizione, ma non riesce a definire efficacemente questa band come originale nel panorama musicale attuale. Un po' di varietà in più potrebbe sicuramente segnare un punto ulteriore a loro favore.
Alice Bevilacqua


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martedì 29 gennaio 2013

Perfect Crime Band: energici, potenti e precisi!

Palermo Rock: questa settimana  ad uccidere la nostra monotonia, ci pensa una band palermitana di tutto rispettto. E' la volta dei Perfect Crime - by M.Bellotto


Palermo - I Perfect Crime sono una band tutta d'un pezzo, energici, diretti con suoni potenti e precisi. Le atmosfere sono quelle tipiche del rock più puro con una chiara vocazione  di origine statunitense nel loro passaporto; songs intrise di belle melodie e arrangiamenti sicuri sono le prime caratteristiche notabili dei kids siciliani. Fabio Pace, ottimo singer , incastra perfettamente le melodie della band con il tessuto ritmico originale dei brani : i loro pezzi  sono classici ma piacevoli, orecchiabili ma mai scontati. "Desire of Justice" è una traccia cha va ascoltata  assolutamente col finestrino abbassato e a tutto volume; è un atmosfera da spensierati e  magari  quel giorno si è in viaggio verso l'ovunque ....si si mi sembra proprio una colonna sonora adattissima ad una partenza! .... Le tracks successive si muovono tra intimismo più ostinato ed un  rock più marcato,, dimostrando la totale versatilità dei musicisti siculi  in grado di non inciampare mai, di non nascondersi nello scontato e permettendo a tutti di trovare il proprio posto in arrangiamenti sempre equilibrati e appassionati. Potranno anche non piacere a tutti i Perfect Crime ( il mondo dei listeners è davvero infinito ed inspiegabile,,,ma forse il bello è proprio il fatto che siamo tanti e diversi...) ma di sicuro non passano inosservati ad un primo ascolto !!! Nel complicato e variegato mondo del rock convincono e passano la prova a pieni voti i siciliani Perfect Crime, facendo presagire come possano essere travolgenti  e carichi anche dal vivo questi ragazzacci!. Da tenere  vistosamente d'occhio.  Matteo Bellotto

     
                    


Fabio Pace decide, nel marzo del 2008, di dar vita ad un nuovo progetto. Intende dar vita ad un gruppo energico, in grado di trasmettere le sonorità più decise del rock di vario genere e che si concentri soprattutto sulla stesura di brani inediti.  

L'intenzione artistica è quella di voler creare un sound ricco che segua l'impronta hard rock di band  come Bon Jovi, Guns ‘n Roses, o ancora un sound heavy ispirato a band come Iron Maiden e Metallica, e che però non escluda dalla composizione, idee innovative e mescolanze di generi e gusti musicali diversi. I componenti iniziali sono, il già menzionato  Fabio Pace (voce) e Giovanni Alaimo (batteria). Dopo numerose peripezie e vari cambiamenti, i Perfect Crime trovano piena stabilità con  Giulio Galati (chitarra solista), Fabio Lacca (chitarra solista e ritmica) e Francesco Sirchia (basso). La formazione così composta inizia a produrre una considerevole scaletta di brani cover (necessari per stabilire coesione ed armonia all'interno della band). Ma l'obiettivo centrale resta sempre la produzione di brani inediti. Da questa idea condivisa, nascono delle interessanti chicche come la bellissima "I'm searching you", la più energica "Silences and memories", o ancora, il primo brano in italiano "Pensando a te". A questo punto, però, Fabio Lacca, a causa di obiettivi musicali diversi, lascia la band. A lui rivolgiamo la nostra più sincera gratitudine per il grande contributo offerto al gruppo. Al suo posto i Perfect Crime accolgono l'arrivo di  Toty Cannova (chitarra ritmica, tastiera e flauto di Pan), che oltre a rappresentare un ottimo acquisto come chitarra ritmica, permette al sound della band di compiere una svolta, inserendo l'utilizzo della tastiera nelle proprie composizioni. Ottobre 2011 è il mese in cui si conclude la prima parte del percorso artistico dalla band. Esce infatti “In our mind”, primo album autoprodotto della rock band palermitana, contenente dieci tracce. Quest’album corona il sogno di mesi di lavoro ed anni di vicissitudini, al termine dei quali la band ritiene di aver creato qualcosa di originale fedele al proprio progetto iniziale.


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martedì 8 gennaio 2013

Palermo Rock: l' estrema sincerità dei Tamuna

Questa settimana una nuova band dalla Sicilia nella nostra redazione di Palermo Rock: è la volta dei Tamuna


Tamuna : ovvero portatori di pace, secondo la lingua georgiana. I cinque musicisti che compongono la band (Marco Raccuglia, Giovanni Parrinello, Charlie Di Vita, Manlio Messina e Ciccio Baldizzi) hannoscelto questo nome in quanto espressione di un concetto più che mai attuale: pace come bisogno di far parte di qualcosa, di vincere insieme, di difendere i colori e i sapori della loro amata madre terra, la Sicilia.La band ama identificarsi come unione di intenti e collaborazione tramite cui trovare la forza per creare costantemente nuova musica.


Con un mix di dialetto siciliano, lingua italiana e inglese, i Tamuna si fanno manifestazione variegata di generi musicali, grazie all'influenza che pop,reggae, blues,e folk esercitano sui loro lavori. Il primo disco, uscito da poco, "Sicily World Music", ed in particolare il primo singolo da esso estratto, "Ciuscia", danno vita ad atmosfere dal sound di grande impatto e personalità, semplice e al tempo stesso avvolgente."Ciuscia", secondo il parere degli stessi musicisti, è il brano che al momento rispecchia maggiormente il loro concetto di musica: semplicità di parole, le quali narrano di una delle tante notti d'estate siciliana, ritmi caldi e suadenti, una voce più che mai nitida, a tratti soffice e sussurrata, a tratti carica del vento notturno del Sud che trapassa dalle finestre; ascoltando "Dimmi Chi Sei" e "Li Proverbi", altre due tracce presenti nel disco, il mood non cambia: dolcezza e sentimento, grande energia al servizio di un progetto, quello dei Tamuna, la cui sincerità e autenticità emergono con assoluta evidenza.


Rentboy 84