venerdì 8 marzo 2013

Schema Zeta - "Eredità"


A cura di Andrea Galuzzi
Siccome in questo periodo imperversa una violenta faida tra me ed il mio computer, questa è la terza volta che scrivo la recensione, su una band siciliana che, come molte altre del panorama underground con cui sono venuto a contatto, ha visto nel thrash metal la propria via; ma diversamente da tutte le altre band con cui condividono il genere, gli Schema Zeta hanno due particolarità che ne contraddistinguono fortemente lo stile, rendendolo certamente inusuale.

I nostri amici Schema Zeta, dal punto di vista musicale, sono stati indubbiamente influenzati dai "Giganti del thrash", quindi Metallica, Megadeth, Slayer ecc. Di conseguenza, chitarre mostruosamente distorte con ritmiche violente, rapide e di grande impatto sonoro, basso veloce, lineare e potente, batteria arrembante e sgraziata. A queste caratteristiche di base mi sento di aggiungere che la mia capacità d'ascolto percepisce anche delle influenze dei Sepultura, soprattutto nell'ipnotismo ritmico che riesco a rilevare. A questa struttura completamente immersa nel più puro thrash si aggiungono influssi nu-metal, soprattutto dei più duri Alterbridge, che ne snelliscono la gravità sonora.

Arriviamo a ciò che determina maggiormente la particolarità degli Schema Zeta: la componente vocale. In primo luogo la scelta della nostra lingua italiana, che già in generale è molto poco usata e ancor meno in questo genere (non mi era mai capitato di sentire delle band thrash cantare in italiano), il che è molto raro e sempre più in via di estinzione (purtroppo); dal momento, oltrettutto, che questa stessa band dimostra che il binomio funziona parecchio bene.

Volevo solo aggiungere che, per quanto mi riguarda, la scelta della lingua è, e deve essere, completamente a discrezione dei diretti interessati, quindi non è per forza una componente sempre positiva cantare in una determinata lingua piuttosto che in un'altra; ognuno deve trovare la sua via. Nel caso degli Schema Zeta penso che la scelta sia stata azzeccatissima.
In secondo luogo lo stile canoro è assolutamente unico per una band thrash: infatti è, a livello di genere, molto più vicino alle voci del melodic/power metal, dolce e meno sgraziato, senza però perdere la grinta intrinseca del genere. In particolare, appare simile alla voce che echeggia sulle atmosfere medievali dei nostri grandi e nostrani Rhapsody of Fire.

L’EP di questi ragazzi, chiamato “Eredità”, ne rappresenta molto bene le caratteristiche e le idee musicali, infatti nelle sole tre canzoni che esso ci propone (“Eredità”, “Catene” e “In Questa Gabbia”) si avverte nitidamente lo spirito degli Schema Zeta. Come è ovvio che sia i margini di miglioramento sono ancora notevoli, quindi mi aspetto in tempi brevi un album completo per poter dare un giudizio definitivo su questi musicisti; per quanto mi riguarda le premesse sono ottime e non posso far altro, per aiutarli, che augurar loro tanta fortuna (che serve sempre) e consigliare agli amanti del metal che leggeranno questo articolo di ascoltare gli Schema Zeta e di dar loro una possibilità... Anche qualora non apprezzassero il thrash.





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